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ATTRAVERSO LA LUCE



Nel nome il destino? No, perché il destino - inteso come qualcosa di ineluttabile e "scritto" una volta per tutte - non esiste e, come affermava il filosofo Ludwig Wittgenstein, "fuori della logica tutto è caso". Ma nel nome talvolta una suggestione la si può trovare, e per Lucio questa suggestione c'è.
Già, perché di luce la sua vita è intessuta, da trame di luce è attraversata sin dal tempo degli studi. La Matematica Pura e poi via, verso la Pittura, là in Brasile dove la luce abbaglia e cattura, là ai Tropici dove la luce ammalia e strega. E di luce è fatta la pittura, di che altro? Lucio quell'energia l'ha fatta sua, quella luce è diventata traccia, segno e disegno, immagine e progetto, opera e dipinto. E sempre quella luce, che attraversa i corpi e le esistenze, ha portato Lucio a seguire lo slancio del proprio streben e percorrere a ritroso l'oceano per tornare in cerca delle sue radici, come un albero che, guarda caso, di luce vive.
Lì, dove tutto era nato bisognava ritornare, cercando nuove luci e nuove ombre e intorno ad esse far ruotare nuovi progetti. Progetti che insieme allo spazio coniugavano il tempo - le kantiane forme a priori della sensibilità - dettandone una misura terrena e "locale", come solo la Gnomonica può fare, per aprire alla conoscenza del tempo astrale. Del resto il tempo "vero" è sempre unico e irripetibile (non esiste il “destino”, ma possiamo scrivere il nostro), un tempo che "ci riguarda" ed ha bisogno della nostra "cura". Anzi, la presa in carico del nostro tempo è parte integrante del "prendersi cura dell'esistenza".
Lì, quando il tempo della pittura si è fatto maturo, hanno preso corpo i segni di RUPALOKA, di I KING, hanno ritrovato vita ZETA e LA TORRE DI BABELE. E lentamente il segno si è fatto simbolo, il simbolo ha svelato l’archetipo, l’archetipo ci ha ricordato che tutti noi abitiamo questo piccolo pianeta, respiriamo la stessa aria, ci preoccupiamo per il futuro dei nostri figli e siamo tutti mortali.
"Stat Roma pristina nomine, nomina nuda tenemus" recitava Bernardo Morliancense nel De contemptu mundi: le città famose, gli eroi e i grandi di un tempo, le belle principesse, tutto svanisce nel nulla. Di tutte queste cose scomparse ci rimangono puri nomi, "nomina nuda tenemus".
Dunque, se soltanto nudi nomi teniamo, almeno nei nomi, almeno nei simboli possiamo tentare di trovare la nostra strada. E lungo la strada possiamo incrociare la pittura - i simboli - di Lucio e, riappropriandoci del nostro destino, della nostra "vita autentica", condividere un tratto del cammino.

Carlo Turco
1 luglio 2013
carlo turco


[ 01-07-2013 ]

ATTRAVERSO LA LUCE